Quando una tazzina di caffè fa bene

Il caffè è il prodotto di maggior persistenza gusto-olfattiva e la bevanda più consumata al mondo dopo il tè. Il suo nome deriva da “Kaffa”, luogo nella penisola Arabica a sud-est di Addis Abeba. Il caffè é bevanda gradevole e stimolante almeno da più di mille anni sebbene alcuni studiosi abbiano ravvisato memorie nell’uso di caffè anche nell’ Odissea di Omero laddove si fa cenno ad una bevanda dalle proprietà particolari. Fu tuttavia grazie agli Arabi che il caffè (Buna) ha iniziato, per merito del Mufti di Aden (1454), il suo percorso commerciale e l’uso diffuso come alternativa stimolante all’ alcol proibito dall’Islam. Il caffè divenne dapprima  popolarissimo  stimolante nelle cerimonie dei Dervishi dello Yemen  e  successivamente  bevanda popolare alla Mecca dove aprirono le prime caffetterie (Kaveh Kanes). Nel XVIII secolo dai caffè veneziani, assieme alla cioccolata, il consumo del caffè si diffuse come moda in tutta Europa.

tazzina di caffè

La pianta del caffè appartiene alla famiglia delle Rubinacee, essa può raggiungere un’altezza di 7 metri, ma viene addomesticata ad ¼ della sua potenziale altezza per favorirne la raccolta delle drupe (i chicchi). Le drupe sono frutti carnosi che non si aprono per far uscire i semi nemmeno a maturazione raggiunta.

Sebbene esistano circa un centinaio di specie del genere Coffea, di queste ne vengono utilizzate solo quattro che appartengono ai due soli generi ARABICA (Coffea arabica) e ROBUSTA (Coffea canephora). La prima è una pianta più delicata della consorella Robusta che dà il meglio di sé ad altitudini tra gli 800 e i 1500-2000 m. s.l.m., apprezzata perché dà un caffè morbido, meno amaro e meno astringente, più ricco di olii (profumati e ricchi di fitosteroli – ormoni vegetali utili ai processi di rigenerazione dei tessuti) e zuccheri e con una ridotta quantità di caffeina  (0,8 e 1,5%). La seconda varietà è caratterizzata invece da una maggiore rusticità; essa  produce chicchi che danno un caffè di maggior consistenza, più amaro, con un minor contenuto di olii e zuccheri e con una maggior quantità di caffeina (1,7-3,5%).  Il caffè decaffeinato,  per convenzione, deve considerarsi quello con meno dello 0,1 % di caffeina. La decaffeinizzazione può avvenire attraverso un processo chimico di estrazione con solventi organici volatili oppure con un processo fisico con anidride carbonica liquida:  la caffeina estratta viene poi utilizzata nell’ industria alimentare e farmaceutica. Seppure decaffeinato il caffè mantiene comunque molte delle caratteristiche della preziosa bevanda.

Nei paesi mediterranei e in particolare in Italia, il caffè fa parte delle piacevolezze della convivialità ed è una delle cose prelibate che il mondo ci invidia e di cui possiamo andare fieri, come per il vino, il cibo, per la tanto trascurata Cultura e il  Paesaggio sebbene gravemente deturpato ecc. Ma attenzione: Est modus in rebus. Da tempo infatti molti si chiedono se il caffè faccia bene o possa fare male alla salute. La questione è capziosa, ma oramai gli studi in questo senso sono numerosi. Per chi sta bene, senza alcun dubbio il caffè, assunto con moderazione, può aiutare a star meglio! Per chi invece ha qualche problema di ipertensione, di iperacidità allo stomaco ecc, occorre una certa prudenza.

caffè

Uno studio condotto dall’Università Federico II di Napoli sulla base di una rivisitazione della letteratura scientifica corrente ha indicato che ”una tazzulella” di caffè al giorno non solo fa bene, ma può altresì ridurre il rischio di ictus del 18%, effetto che tuttavia scompare se il consumo é eccessivo. Il caffè può indurre un lieve aumento della pressione arteriosa subito dopo il consumo, ma tale effetto si esaurisce molto rapidamente. Fin dal 2005 la prestigiosa rivista medica “The Journal of the American Medical Association (JAMA)” ha smentito,  basandosi su un campione di studio sull’alimentazione di 156.000 donne americane, che vi sia un legame tra consumo di caffè e ipertensione (pressione arteriosa sistolica superiore a 140 mm Hg e diastolica superiore a 95 mm Hg). E’ stato invece dimostrato che il caffè può avere un effetto protettivo su alcune forme tumorali dell’apparato oro-faringeo, del fegato, dell’endometrio (la mucosa che ricopre la cavità interna dell’ utero) e forse anche del colon. Il caffè inoltre, con il suo apporto di fibre, favorirebbe lo sviluppo della flora intestinale (es. Bifidus).  Secondo osservazioni sostenute dalla SIMU (Società Italiana di Nutrizione Umana) pare che il caffè, grazie alle numerose sostanze bioattive come antiossidanti di vario genere e alcuni tipi di grassi, sali minerali ecc., abbia una positività sul controllo dei radicali liberi. Il caffè è in grado inoltre di  modificare la secrezione ormonale gastrointestinale e la tolleranza al glucosio (www.caffesalute.it).  Secondo uno studio dell’INRAN (Istituto Nazionale per la Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione) il caffè è in grado di rallentare,  dopo il pasto, l’assorbimento del glucosio contribuendo alla riduzione del rischio di diabete di tipo 2. Stimolando la secrezione degli acidi gastrici, il caffè  favorirebbe la digestione e secondo alcuni studi aiuterebbe ad innalzare il colesterolo buono (colesterolo HDL). Va tuttavia sottolineato che il caffè non è consigliabile prenderlo a stomaco vuoto  per la sua capacità di  stimolare la secrezione gastrica e quindi per la sua potenzialità di generare  gastriti  e iperacidità specie se tale abitudine è continuativa.

Detto questo,  godiamoci una buona tazza di caffè con animo sereno, specie dopo i pasti.

 

Articolo di Paolo Zatta

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