Carnevale: frìto’le venexiane

Carnevale, secondo alcuni, pare derivi da Carnalia, le feste dei Romani in onore del dio Saturno. Col cristianesimo il lemma assume un significato diverso riferendosi all’astinenza dalla carne nel periodo quaresimale che inizia il mercoledì delle ceneri. Attorno al carnevale veneziano, una (ri)trovata commerciale degli ultimi anni, sono rimaste alcune ricette, storie e detti come Co’l pare fa carneval i fioi fa quaresima. Sicuramente tra le cose rimaste ci sono le frito’le venexiane di cui abbiamo memoria dallo stesso Carlo Goldoni nella Orsolina frito’lera ne “Il Campiello” commedia scritta in occasione del Carnevale del 1755.

frito’le venexiane

Le ricette sono varie;  suggerisco la seguente.

Per 4 persone:

500 g di farina 00, 1-2 bicchieri di latte, un paio d’uova, 120 g di uvetta sultanina, 50 g di cedro candito (opzionale), 40-50 g di pinoli, 100 g di zucchero semolato, 20 g di lievito di birra, un bel bicchierino di grappa bianca, una buccia di limone grattugiata, una bustina di vanillina,  sale q.b., olio di semi o strutto per friggere.

Preparazione

Si prepara l’impasto cominciando con lo sciogliere il lievito in poca acqua tiepida aggiungendolo in una terrina  alla farina, allo zucchero – che favorisce la lievitazione – uova, latte q.b., grappa, uvetta, pinoli, canditi (nel caso), vanillina, sale q.b., mantenendo la morbidezza del composto lavorandolo molto bene per raggiungere una buona omogeneità. A questo punto, mia madre lasciava l’impasto lievitare tutta una notte coperto con un canovaccio in un luogo tiepido. Il mattino dopo straripava!

A questo punto, a lievitazione avvenuta, che raddoppia (almeno) il volume di partenza, si frigge l’impasto nello strutto che ha un ottimo punto di fumo, (oppure in olio di semi) facendo colare nella padella mezze cucchiaiate dell’impasto accompagnandole nella caduta con la punta dell’indice. Le frito’le vanno quindi deposte su carta che assorbe l’olio o lo strutto, e si spolverano con zucchero granulato, che personalmente preferisco a quello a velo seppure grossolano, secondo tradizione. Le frito’le si mangiano caldissime, ma io le adoro anche il giorno dopo per colazione o come spuntino di metà pomeriggio.

E poi….come si dice a Venexia; ‘la frito’la xe sempre ‘la frito’la.

Abbinamento consigliato un passito veneto: Colli di Conegliano Torchiato di Fregona DOCG.

Articolo di Paolo Zatta

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