La degustazione del vino

Gotthold Ephraim Lessing

La vita é troppo breve per bere vini cattivi  diceva lo scrittore e filosofo tedesco Gotthold Lessing (1729 –  1781) figlio dell’illuminismo tollerante.  

La mia esperienza di degustatore di vini é partita, diversi anni fa, con i corsi AIS (Associazione Italiana Sommelier) e  la qualificazione di sommelier e di Degustatore Ufficiale. A seguire si é resa necessaria la lettura dei testi classici dell’enologia e l’immancabile visita a varie cantine per conoscere tecniche e tecnologie del mondo del vino ecc.ecc. Si é così aperto un mondo che non si può chiudere mai tanto vasto é il panorama dell’universo del vino. Nel contempo,  assieme ad alcuni amici é nato un gruppo che si é autodefinito il “Convivio del gusto ossia il gusto del convivio, c on quale ci si ritrova periodicamente in diodici per conoscere e approfondire tematiche legate al mondo dell’enogastronomia con lezioni preparate a turno dai promotori o invitando esperti e produttori. Tutto é stato possibile grazie all’ospitalità di Sergio e della sua Enoteca della Confraternita del Cavatappi di Padova. Abbiamo così iniziato dalla degustazione dei vini in purezza e dai relativi vitigni delle regioni italiane per poi spaziare all’Europa.

Per poter quindi correttamente degustare un vino é necessario partire dalla conoscenza della materia prima, la vite e l’uva. Il vino é il prodotto finale di un “misterioso” percorso alchemico fatto di uva, terreno, ambiente climatico, saggezza dell’allevatore e molto altro ancora. Le combinazioni sono infinite. Superate al meglio le fasi della coltivazione dell’uva, per ottenere un prodotto sano, occorre un cantiniere di lunghissima esperienza che non si stanchi mai di provare, verificare, degustare, comparare, condividere ecc. Solo così avremo alla fine un prodotto degno di essere degustato perché “capito”.

Il vino, come ogni prodotto commerciale, viene fatto (per lo più) per essere venduto. Ha tuttavia le sue tradizioni a partire dal terroir e, volere o volare, le sue mode mutevoli, gli specchietti per le allodole e soprattutto la diffusa incompetenza del consumatore. Solo la conoscenza e l’expertise del consumatore fa la differenza. Non le guide, non le riviste specializzate, non i guru, anche se tutto ciò può tornare relativamente utile. Il vino deve diventare un unicum personale che sa allietare la vita di tutti in giorni, assunto con moderazione, senza mai tralasciare la qualità.

Il vino innanzitutto si “beve” con gli occhi. Già il colore ci può dire molto. Proprio come quando approcciamo una persona che non conosciamo e la guardiamo negli occhi. E’ l’occhio infatti il primo di attrazione e fascino. Così il colore del vino.

Articolo di Paolo Zatta

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