Roscetto Colle de’ Poggeri 2014

stefanoni_roscettoIl Roscetto é uno dei tanti sinonimi del Trebbiano giallo (es. Tosterello, Trebbiano dei Castelli, Trebbiano di Frascati et al.) ampiamente citato fin dal XIX secolo, con l’avventuroso mantovano Giuseppe Acerbi (1773 -1846), il vicentino Girolamo Molon (1860-1937) e altri, soprattutto per la zona dei castelli romani. Oggi il Trebbiano giallo è diffuso in maniera eterogenea, un po’ in tutta Italia. È un vitigno abbastanza vigoroso con maturazione media o medio-tardiva a seconda delle zone d’impianto. Il grappolo è mediamente grande con  buccia pruinosa e acini rotondi, chiazzati alla maturazione di un giallo-marron-ferroso. Il vitigno é in grado di dare una buona resa per un vino piacevole e di pronta beva. Spesso viene usato nei blend, ma se ben fatto é un vino interessante anche in purezza come il Rossetto Colle de’ Poggeri dell’azienda Stefanoni di Montefiascone, che abbiamo degustato per la prima volta qualche tempo fa durante un viaggio in loco. La Cantina Stefanoni nasce negli anni cinquanta del secolo scorso con Genuino Stefanoni passata poi di padre in figlio fino ad oggi puntando sempre sulla valorizzazione qualitativa dei vitigni autoctoni. Il Roscetto Stefanoni é un’idea che nasce circa un quindicennio fa da una collaborazione con l’Università di Perugia per la selezione dei cloni più adatti: tre nella fattispecie. La zona di allevamento é particolarmente adatta a questo vitigno per le condizioni pedoclimatiche e per i terreni di natura vulcanica. La vendemmia avviene intorno alla metà del mese di ottobre con una vinificazione che prevede un breve contatto sulle bucce e una fermentazione in botti di legno per circa un paio di mesi. Ne esce un vino IGP, 12% vol. alc. di colore giallo paglierino tendente al dorato, che al naso sprigiona gradevoli sentori di erbe aromatiche e medicamentose come menta, melissa, ma anche il floreale del tiglio senza tralasciare un vanigliato, che non disturba; in bocca é fine, il che denota una buona lavorazione, morbido, sapido e rotondo, che sa leggermente di miele millefiori e che termina lasciando un tenue retrogusto balsamico. Un vino che per prezzo/qualità incoraggia un consumo frequente, oserei dire abitudinario, per un abbinamento con carni bianche, formaggi freschi, piatti di pesce di media struttura, risotti primaverili alle erbette, asparagi bianchi e piselli.

Articolo di Paolo Zatta

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