Bonarda o Croatina, which is which

BONARDA e CROATINA  vengono spesso confusi l’uno per l’altro. L’errore parte da lontano con personaggi del calibro di Girolamo Molon (1906) e del conte Giuseppe di Rovasenda (1877) che furono fra i primi attori della moderna ampelografia. Oggi per gli ampelografi la “vera Bonarda” è quella Piemontese, mentre la Croatina, che in alcune località viene essa pure chiamata BONARDA è quella che si coltiva nell’ Oltrepò Pavese, sui Colli Piacentini per dar luogo alle omologhe DOC.

Vediamo un po’ alcune differenze tra i due vitigni in questione e i vini che da questi derivano.

BonardaBONARDA
Il nome del vitigno compare per la prima volta in un documento ufficiale del XVIII secolo in riferimento a delle coltivazioni di questo vitigno nelle colline torinesi che diventeranno il luogo di elezione per la coltivazione della Bonarda i cui vari sinonimi, derivati dalla tradizione popolare, sono: Bonarda di Chieri, Bonarda del Monferrato, Bonarda di Gattinara, Uva Balsamina e altri ancora. Uno dei “responsabili” del nome Bonarda, secondo i bene informati, pare sia stato il settecentesco Nuvolone Pergamo, Conte di Scandaluzza, agronomo e vice direttore dell’allora Società Agraria di Torino, società benemerita fondata con l’editto di Vittorio Amedeo III, re di Sardegna, il 24 maggio 1785, con lo scopo di “promuovere a pubblico vantaggio la coltivazione dei terreni situati principalmente nei felici domini di Sua Maestà, secondo le regole opportune e convenevoli alla loro diversa natura“, poi diventata Reale Società Agraria e oggi Accademia di Agricoltura di Torino. (http://www.accademiadiagricoltura.it).

La Bonarda è pertanto per “diritto” di primogenitura vitigno piemontese che viene coltivato in particolare sulle colline torinesi che si dipartono da Chieri verso il Monferrato e nella zona dell’ astigiano, del pinerolese, della Valsusa e del Canavese.

Il Grappolo è di grandezza media o medio-grande, un  po’ spargolo, a forma piramidale o conica, alato e compatto che matura a metà di settembre. L’acino è rotondo, di grandezza media, con buccia spessa e pruinosa e di colore nero-violaceo.

Il vino

Colore. Rosso porpora intenso, con riflessi violacei, che va schiarendosi con il passare del tempo. Al naso ha un profumo vinoso con sentori aromatici, che dopo affinamento in legno si arricchiscono con sentori speziati di vaniglia e di catrame. In bocca: avvolgente, poco tannico, di media struttura e persistente che  guadagna in morbidezza con l’affinamento in legno.

CroatinaCROATINA 

Secondo alcuni l’ uva Croatina, deriva il suo nome da Croatta  perché un tempo era il vino dei giorni di festa quando ci si vestiva a punto con la cravatta,  in dialetto “croatta” .

Il vitigno ha caratteristiche di rusticità e si coltiva dai confini del Piemonte alla Lombardia; dalla fine dell’ 800 é diventato il simbolo della viticoltura dell’ Oltrepò Pavese non senza qualche problema per la sua incostanza produttiva. Essendo un vitigno a maturazione tardiva predilige i terreni collinari ben soleggiati. Il vitigno é di media vigoria e predilige terreni calcareo-argillosi. Un tempo si distingueva una Croatina grossa e una Croatina piccola. Il vitigno mostra una certa resistenza all’oidio e una qualche sensibilità alla peronospora; poco resistente alla siccità estiva é sensibile al disseccamento del rachide. Predilige terreni argilloso- calcarei.

Tradizionalmente si coltiva nei comuni di Rovescala, S. Damiano al Colle, Montù Beccaria, Stradella, Canneto Pavese, Broni e Castana. La Croatina entra nelle DOC piemontesi: Bramaterra, Cisterna d’Asti, Colline Novaresi, Coste della Sesia, DOC lombarde: Oltrepò Pavese, San Colombano al Lambro, nonché le DOC emiliane: Colli di Parma, Colli di Scandiano e di Canossa e Colli Piacentini. 

Il grappolo è di media grandezza, compatto, di forma conica, a volte  alato. L’acino è di forma sferoidale  di medie dimensioni con la buccia pruinosa,  consistente e di colore blu scuro.

Il vino 

Colore: rosso rubino intenso Al naso. Odore vinoso caratteristico, di discreta intensità. In bocca. Fresco, secco, di buona sapidità e morbidezza e di corpo; gradevolmente tannico.

Chi sa apprezzare il vino sa pure che prima di tutto si “beve” con la testa!

Articolo di Paolo Zatta

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