Il Durello di Sandro de Bruno, Montecchia di Crosara (VR)

Briciole di storia

La Durella o Durello, é vitigno antico. Ampelidee fossili sono state trovate a Bolca (visita il museo) nell’alta valle dell’Alpone, forse antenate delle viti attuali. Nello statuto della Comunità di Costozza (Longare VI) del 1292, si cita la varadua, la drumasta, la durasena e altri sinonimi come possibili antenati della Durella. Nonostante l’antica blasonia, solo negli anni recenti il Durello ha trovato dignitosi produttori dell’omonimo vino  e giusti estimatori; ma, a mio modesto avviso, c’é ancora molto da scoprire e da intraprendere con questo interessantissimo vitigno.

La Durella viene riportata per la prima volta nell’agronomia moderna con Giuseppe Acerbi (1821) che lo descrive  vitigno del vicentino e dell’ Oltrepò pavese; a seguire,  ai primi del ‘900 ne parlò il  senatore Luigi Sormani-Moretti (Reggio E. 1834- 1908) che fu, fra le molte cariche politico-diplomatiche che ebbe a ricoprire, pure prefetto a Verona e Venezia. Più tardi, pochi altri citano la Durella come ad esempio Girolamo Molon (1916) che tuttavia lo confonde con la nosiola,  com’ ebbe a ben dire più tardi N. Marzotto , l’autore di “Uve da vino” (1925), quindi il conte di Rovasenda (1977) e ai giorni nostri Calò et al . (2006).

LA VITE E IL VINO

La Durella é pianta generosa che, per dirla col citato Marzotto, é “uva molto ricercata per il taglio di uve grasse di pianura contenendo l’acido tannico necessario a chiarire ed a dare vivacità ai vini deboli e ricchi di mucillagini“; essa predilige terreni collinari (e quale vigna non li predilige: Bacchus amat collis, diceva Virgilio) con suoli calcareo-argillosi; é piuttosto resistente alle avversità climatiche, ma alquanto suscettibile alle patologie classiche della vite (peronospora, oidio, ecc.). Dalla Durella si ottiene un vino “pallido”, giallo paglierino, di buona acidità (ca. 7-12 g/ac. tartarico) e contenuta alcolicità. Il Disciplinare DOC Lessini-Durello o Durello Lessini, prevede vigneti piantati in numero non inf. a 2.500 ceppi/ha per le varietà Durella e Garganega e 3.000 per il Pinot nero, Chardonnay e Pinot bianco. La resa max. non dev’ essere sup. a 16 t/ha, mentre  dall’uva al vino finito la resa max non deve superare il 70%. Il Lessini Durello spumante é ottenuto solo per fermentazione naturale in autoclave e può essere commercializzato nei tipi extrabrut, brut, extra dry, dry e demisec. Il Lessini Durello spumante riserva dev’ essere invece ottenuto solo con il metodo classico, con permanenza sur lie per almeno 36 mesi.

Sandro e consorte descrive la sua azienda
Sandro e consorte descrive la sua azienda

Il vino di Sandro de Bruno

La giovane venetissima azienda “Sandro de Bruno” con 12 ettari in proprietà e circa altrettanti in affitto, sorge nella terra del Soave, in quel di Montecchia di Crosara – Terrossa di Roncà con vigneti in una posizione assolata “al di sopra delle nuvole“, ma favorita anche da una buona escursione termica, a 600 m. sul vulcanico monte Calvarina con un paesaggio che é un vero spettacolo per gli occhi. L’azienda, seppure giovane (2002), ma con l’amore per il vino ereditato dal del titolare, padre Bruno, ha già raggiunto buoni risultati in Italia e all’estero con le sue 180.000 bott..

La degustazione, alla quale partecipiamo nella ben attrezzata cantina dell’ azienda, dopo un’accurata visita e descrizione dei processi lavorativi, é condotta con  dal titolare Sandro Tasoniero.

Per ragione di spazio mi fermerò solo su due prodotti della Durella, ben diversi tra loro, ma entrambi interessanti.

Lessini Durello DOC,  metodo classico, 12,5%. 85% Durella e 15% Pinot b.

Vigneti in posizione Colline di Roncà:

Uva da vecchi vitigni. Vendemmia di fine ottobre con uve mature e grappoli selezionati. 200 hl/anno da 3 ha in collina. Vino prodotto in botti di rovere termoregolate, 5-6 mesi in legno. “Millesimato” di 36 mesi (lieviti saccaromyces). Macerazione a freddo 6-8 ore. Nessuna filtrazione: sola decantazione. Sboccatura 20.01.13. Vino davvero spumeggiante, secco, fresco (ac. 6.8 ac. tart.) brillante, con bollicine fini, piuttosto numerose e persistenti; profumi fragranti di pan brioche, arricchiti dall’eleganza del pinot bianco; buona la mineralità dai terreni vulcanici. Sentori floreali piacevoli di mandorlo, glicine, acacia e buon fruttato di mela cotogna. La morbidezza é ben sostenuta dalla freschezza e dalla mineralità. Ottimo da servire come elegante aperitivo con abbinamenti delicati, e perché no…a tutto pasto. Buono il rapporto qualità/prezzo.

Monti Lessini DOC, Durello sup., 13,5%, Durella in purezza. Medaglia d’oro al concorso “Berliner Wine Trophy” 2009

Vigneti relativamente giovani (1995) posti sulle pendici del Calvarina, allevati a pergoletta veronese: 4000 ceppi/ha con resa 100 q/ha. Vendemmia accurata in cassette, con grappoli selezionati, diraspatura e selezione degli acini, pigiatura e pressatura soffice in atmosfera controllata d’azoto.

Non tutti fanno o sanno fare bene la Durella in purezza, preferendola in uvaggio o in assemblaggio. Il vino che degustiamo ha un suo carattere che per certi versi un po’ sorprende per la finezza e la pulizia in bocca. Fermentazione in acciaio. Il colore é il tipico giallo paglierino della Durella con bei riflessi cristallino-dorati. In bocca é morbido e rotondo con la mineralità che si trascina dai suoli vulcanici del monte del Monte Calvarina, che poggia su lave sottomarine, uno dei maggiori edifici vulcanici rimasti a testimoniare l’ importante attività vulcanica che ha investito l’area veneta. Il vino é fresco e secco abbastanza da tener testa all’alcolicità. Buona persistenza e corpo vigoroso. Longevità dichiarata 5-7 anni. Equilibrato ed armonico, può ben reggere piatti di media struttura, ottimo con le carni bianche. Temperatura di servizio “teorica” 14-16 gradi C, ma un grado in più non disturba per avvertire meglio i profumi.  Ottimo abbinamento con piatti di pesce, ma anche con crostacei, che vista la struttura del vino, possono essere preparati anche alla griglia. Buona la qualità/prezzo.

Se vi capita non fatevi mancare l’occasione di degustare questi due prodotti. Lo meritano!

Articolo di Paolo Zatta

Ti potrebbe interessare anche...

Vuoi commentare?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *