Müller Thurgau di Piera Martellozzo

Un po’ di storia

Il Müller Thurgau è un grande vino prodotto da un omonimo vitigno creato nel 1882 da un incrocio tra Riesling e Madeleine Royale (incrocio di Pinot e Trollinger, la comunissima Schiava o Vernatsch del Trentino- Alto Adige), ad opera dell’enologo-fisiologo vegetale Hermann Müller (Tägerwilen 1850 – Wädenswil ,1927) nel cantone svizzero di Turgovia. Per cui ecco spiegato il nome del vitigno.
Il dott Müller era un botanico laureato al Politecnico di Zurigo nel 1872 e dottorato all’ Università di Würzburg nel 1874. Nel 1891 divenne direttore della Stazione Sperimentale di giardinaggio e viticoltura a Wädenswil, nello zurighese, conservando tuttavia la sua posizione di professore di Botanica al Politecnico di Zurigo. Fu autore di numerose pubblicazioni nel campo della vitivinicoltura.

Müller Thurgau di Piera Martellozzo

Il vino
Descrivere un grande vino, conosciutissimo e magari anche molto costoso non è difficile e spesso non è nemmeno utile ad un grande pubblico di consumatori; mentre può essere una sfida presentare un vino che pur non entrando nell’ empireo vinario (lasciamolo fare all’arcitutto Parker),  merita tuttavia una considerazione per la sua piacevolezza  e per il suo vantaggioso rapporto qualità/prezzo.
E’ il caso del Müller Thurgau IGT delle Venezie, dell’azienda Piera Martellozzo, di San Quirino (PN).
La Piera Martellozzo è una ditta secolare che ha avuto tuttavia una nuova svolta imprenditoriale circa vent’anni fa con l’attuale titolare Piera, veneta di origine, ma radicata ad limes in Friuli:  luogo “aspro e forte” conosciutissimo per grandi vini.

Il vino che abbiamo degustato, (non c’é data sulla bottiglia) 11,5%, che va servito intorno ai 10-12 gradi C, è un vino che va bevuto giovane senza rifletterci su troppo; esso ben si propone come aperitivo, con primi piatti come risotti e pasta con verdure, fritti di mare…oppure, come nel mio caso, con crêpes di asparagi di Conche (PD).
Colore giallo-verdolino. Al naso ha la forza aromatica classica del vitigno con un buon ventaglio di sentori floreali. In bocca discreta é la freschezza e la mineralità. Il sapore é delicato, setoso, abbastanza equilibrato ed armonico.

Un vino che aiuta molto nei momenti di crisi come questo per dare un qualche dignitoso approccio ad un piatto fatto con le verdure di stagione, risotti con ortaggi e frittate primaverili.

In conclusione, come direbbero gli inglesi: It’s a wine simple, nice, agreeable, and very convenient.

Articolo di Paolo Zatta

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