VinNatur, Villa Favorita 24-26 marzo 2012

Villa Favorita
Villa Favorita

A Monticello di Fara – Sarego (VI), nella bellissima cornice di Villa Favorita, opera dell’architetto palladiano Francesco Muttoni (1667-1747), circondata da ubertosi vigneti, si é svolta la rassegna promossa dalla benemerita Associazione VinNatur. Lo scopo della manifestazione, a mio avviso ben riuscito, era quello di promuovere e far conoscere agli appassionati di Bacco, con la presenza di circa 136 vignaioli da sei nazioni, come produrre vino naturale nel pieno rispetto della cultura del territorio, della vite e dei cicli naturali, limitando l’uso di agenti invasivi e tossici sia in vigna che in cantina, con una profonda etica ambientale.

Un messaggio molto importante, specie in una regione, come il Veneto, che nei secoli é stata massacrata dal cemento e dalla devastazione del paesaggio. C’é da ben da riflettere e forse da sperare! Girando fra i tavoli dei vari espositori, ci sarebbe da scrivere un libro. Per ragioni di spazio mi soffermerò su alcuni prodotti e aziende che meritano, a mio personalissimo avviso, una certa attenzione. L’opinione, me ne rendo conto, é sicuramente opinabile e potrebbe essere diversa. Ecco i vini che ho scelto fra i tanti.

1. Roter Veltliner 2011. Azienda Mantlerhof  Weigut, Kremstal, Austria
www.mantlerhof.com

Roter Veltliner 2011. Azienda Mantlerhof Weigut, Kremstal, Austria

l’Austria Felix é terra sublime, specie di vini bianchi, come il Grüner Veltliner, Riesling e altri ancora. Questa volta ciò che mi cattura è un Roter Veltliner dell’’azienda della famiglia Josef (Sepp) e Margit Mantler, oggi presidio Slow Food. Il  Roter Veltliner é una varietà d’uva a bacca bianca che cambia con la  maturazione  verso il rosa scuro; i grappoli sono resistenti sia alla luce che al calore e maturano medio-tradivamente in ottobre. L’azienda Mantlerhof Weingut sorge nella Bassa Austria, su terreno per lo più composto da conglomerati profondi di loess (dal tedesco löss), un particolato geologico fine come la granulazione del limo. L’azienda ha sede all’interno di un grande, quanto possente edificio storico secolare, già monastero, con 86 ettari di cui 14 tenuti a vigneto dove il Roter Veltliner occupa il 17%, poi c’è del Grüner Veltliner, del Risling, che sono fra i più tipici del luogo, e altri ancora. In azienda si seguono solo tecniche colturali naturali-organiche; i Mantlerhof sono stati infatti tra i convinti fondatori della Traditionsweingüter Österreich. In cantina, mi dice il sig. Mantler, a dimostrare la bontà del suo lavoro, c’è del Roter Veltliner del 1952, un’ottima annata, ancora ottimamente conservato. Potevo allora perdere l’occasione d’ incontrare questo protagonista della viticoltura austriaca, seppur ben più giovane dell’antenato sessantenne (2011)? Il titolare, che mi parla con tono pacato e sorridente, è un buon comunicatore, convinto che non siano solo i tradizionali parametri chimico-fisici a determinare la longevità del vino, ma l’attenta capacità del vignaiolo nel saper scegliere il momento migliore per la maturazione-vendemmia dell’uva.  Il Roter Veltliner deriva dal capostipite Rothmuskateller che è l’antenato di tutta la famiglia varietale, pare che fosse noto fin dai tempi dei Romani che lo allevavano. Il vino che degusto, servito alla temperatura giusta, si presenta al naso con buone note floreali, una marcata freschezza, che è una delle caratteristiche principali che favoriscono di certo un buon invecchiamento a lungo termine. Un’esperienza da non perdere, specie se possiamo risalire nel tempo con annate precedenti.

2. Pinot nero, Trymanska, 2007, Stapleton & Springer, Rep. Ceca 

Pinot nero, Trymanska, 2007, Stapleton & Springer, Rep. Ceca

Credo che solo pochi esperti o appassionati conoscano la cantina Stapleton & Springer ; essa è stata fondata dai fratelli americani Benjamin e Craig Stapleton con l’enologo Jaroslav Springer nel non lontano 2004,  nel cuore della viticoltura della Moravia dove la storia del vino risale ai tempi dei Romani. Qui il Pinot nero ci “abita” sin dal Medioevo da quando Carlo IV di Lussemburgo, imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Boemia (1346-1378), che a Praga nacque e visse, ebbe la felice idea di importarlo dalla Francia. Egli fu un grande protettore dell’attività vitivinicola e nel 1358 decretò la protezione e l’incoraggiamento alla produzione del vino controllandone la produzione attraverso dei borgomastri del vino.

I vitigni della Stapleton & Springer si trovano nella zona di “âtvrtû” tra i villaggi di Bofietice and Vrbice a circa 200 m. s.l.m. Il terreno è argilloso con banchi di loess e un ottimo microclima adatto soprattutto per i vitigni a bacca rossa. L’azienda possiede 3 ettari a Pinot nero (75%), Saint Laurent (10%) e il resto a Blauer Portugieser.

Il Pinot nero del 2007  che ho degustato  mi viene presentato da  Bogdan Troják, un vignaiolo-letterato. Le caratteristiche del vino sono quelle tipiche del pinot nero, ma con una particolare morbidezza:  il colore può variare dal rosso granato pallido al rosso mattone con un’unghia che talvolta può essere  timidamente dorata per perdersi nel rosso rubino. Al naso il profumo è  di buona intensità e si avvertono i sentori dei piccoli frutti rossi dal lampone-fragola, ribes,  mora, financo la ciliegia  e la prugna; i tannini sono elegantissimi e gentili: in bocca si diffonde una piacevole burrosità, discreta freschezza e mineralità, senza dissociazioni nelle varie componenti durezza/morbidezza, con un risultato finale di buon equilibrio. In Italia il distributore e a Trento: www.prontovini.it

3. Merlor Izbor 2006, 15%

Azienda  Kmetija Stekar 1672, Slovenia
www.kmetijastekar.si

L’azienda con 6,5 ha di vigneti esposti a sud-sudovest, a 180 m.s.l.m., si trova nella regione di Brda nel Collio sloveno. Janko é un vulcanico sperimentatore, pieno di entusiasmo che sa trasmette con immediatezza, ma tuttavia con i piedi ben piantati per terra. La tradizione prevede  lunghe fermentazioni e l’ uso di lieviti naturali, ma non si escludono le innovazioni. L’azienda produce alcuni bianchi classici del Collio come Pinot grigio, Ribolla, Chardonnay, ricchi di profumi e mineralità. Quello però che mi incuriosiva di più, da estimatore del merlot quale mi riconosco, era “conoscere” un Merlor Izbor 2006, vendemmia tardiva, che non trovo sul banco di  mescita. Insisto per sapere se il vino é disponibile per una degustazione, e vedendo il mio interesse “scende” a prenderlo. Quando finalmente guardo nel bicchiere il vino che é stato travasato in piccola quantità e che poi porto al naso mi si scopre davanti uno scenario sensoriale che é difficilissimo da descrivere senza cadere nella banalità. Il colore é di buona intensità e vivacità con una complessità non comune. Questo vino, quasi un po’ sperimentale-  se ne producono solo 3000 bottiglie – é il frutto delle annate migliori; il  risultato é di un’esplosività che lascia stupiti, ma che fa pensare, con tutti i suoi 15 gradi alcolici del 2006 e i 16 del 2007, quasi a un vino liquoroso da meditare, ma anche da abbinare a piatti importanti della cucina slovena, o con erborinati di carattere. Io gliela butto là: “…e perché con questa potenza non tagliarlo con un cabernet per modularne l’alcolicità”? Mi viene risposto con un sorriso, che sembra d’assenso. L’uva viene raccolta tra la metà di ottobre e la metà di novembre, dopo che il sole ha investito il meglio del suo calore a produrre un serbatoio di zuccheri pronti ad essere trasformati nell’etereo piacere di Bacco. La vinificazione viene fatta in tini aperti e può durare anche 14 mesi; il vino non si beve comunque prima dei 4-5 anni. Un vino così impegnativo e complesso non é da tutti, ma personalmente non posso che incoraggiarne la conoscenza.Forse un viaggio in azienda, in un posto incantevole che spazia fino al mare, potrebbe essere l’occasione buona per un tour enogastronomico.

4. Refosco, Azienda agricola Klabjan, Osp, 6275 Črni Kal, Slovenia

L’azienda con i suoi 13 ettari di vigneto si trova nella valle dell’ Ospo  a 3 km dal mare Adriatico, ben piantata nel calcare carsico con presenze marniche ed argillose ed un clima mediterraneo dove soffia il maestrale e la bora con notevoli sbalzi termici giorno/notte. Mi trovo davanti al titolare, sorridente, estroverso, comunicativo, per una degustazione dell’autoctono  Refosco d’Istria (dal peduncolo rosso)  che in quest’ambiente dà il meglio di sé. Il colore é rosso rubino intenso, profondamente colorato, con riflessi violacei; grande é la freschezza con ricchezza di sentori che vanno dai frutti di bosco al  lampone: un vino “forte”, ma con alcolicità contenuta, sui 13 gradi, che ben si adatta alla cucina istriana ricca di salumi e carni di maiale variamente cucinate e le zuppe di verdure e ortaggi. La vendemmia avviene da agosto a settembre con macerature lunghe da 1 a tre mesi, in tini aperti e a seguire lunghi affinamenti alcuni di 3-4 anni in botte.

I due tipi che degusto sono un Refosco  2007, 13%, ottenuto da vitigni di 30 anni con vendemmia a settembre: un  vino  che ha visto solo l’acciaio; a seguire un Refosco 2003 riserva, 15%, vendemmia in  agosto con tutti i passaggi su rovere. Sebbene i  vini siano tutte e due eccellenti stabilire una quotazione e come stabilire se é più bello il sole o la luna. Personalmente li prenderei tutti e due per godere la giovane maturità del primo con la saggezza della vetustà dei vitigni del secondo.

5. Soc. Agr. Sedileu Salvator, Mamoiada (NU)

E’ Giuseppe il proprietario dell’azienda a presentarmi i suoi vini: un neonato Cannonau rosato da una macerazione di una sola notte con passaggio stabilizzante per un anno su legni esausti, tanto perché respiri quel tanto necessario. Vino beverino, gradevole da abbinare a piatti di media struttura. Non era tuttavia questo primo piacevole approccio che volevo incontrare. Mi interessava comparare il Cannonau in purezza (S’Annada) da uve provenienti da vitigni giovani allevati ad alberello dove l’uva é raccolta dalla prima fruttificazione all’infanzia di un quindicenne (60q/ha); la macerazione é naturale per 12-15 giorni, poi 18 mesi in legno non nuovo da 5 hl, 13,5% alcolico e affinamento per 12 mesi, nessuna filtrazione: 15.000 bottiglie. Il colore é di un rosso rubino ben vivo con sentori di frutta rossa come la ciliegia e la prugna con un avvertibile fruttato di melograno e una freschezza ben avvertibile (5,5 g/l), una tannicità comunque contenuta e una conclusione armonica.

Passo poi a un Cannonau tipico di Mamoiada (Mamuthone) da vitigni con età anche di 50 anni con produzione di 70.000 bottiglie. Le caratteristiche sensoriali ricordano, seppure con maggior convinzione, il precedente con la ciliegia, prugna e il melograno. Stessa acidità, stessi tempi di macerazione, stessa fermentazione spontanea, ma una maturazione in botti da 40 hl per 12 mesi e un affinamento in bottiglia per altri 3 mesi.

E siamo al Carnevale, sempre Cannonau in purezza, da uve selezionate nei vecchi vitigni. La macerazione é più lunga, sui 20-25 giorni e l’affinamento in barriques per 14-16 mesi. Il colore rosso rubino vira con riflessi rosso granato. In bocca si avverte, seppure moderato il vanigliato e lo speziato con una nota predominante di ciliegia matura. Il vino ha una buona complessità, la tannicità morbida ed elegante e un giusto equilibrio.

Infine il Ballu Tundu, é un pezzo forte: una riserva da un cru in località Garaunele, sempre a Mamoiada; i vitigni si trovano a 650 m. s.l.m. su un terreno  granitico-rosso argilloso e sono centenari. Matura in botti  grandi per 24 mesi per affinare poi per dodici mesi in bottiglia. Ne risulta un vino strutturato, di buon corpo, dal colore  decisamente granato con la prorompente complessità al naso e in bocca della frutta rossa matura.

La Sardegna, luogo di civiltà antica ha in questi vini una sintesi di grandissima personalità. Ho trovato in queste degustazioni un viaggio sinfonico che fa onore alla terra dei Nuraghi. Alcuni di questi vini hanno già soddisfatto palati esigenti, non potevo non incontrali per dire anch’io: li ho goduti.

6. Az.Del Prete Natalino, San Donaci (BR)

Az.Del Prete Natalino, San Donaci (BR)Incontro Natalino, il proprietario dell’azienda, con un  sorriso che mi ricorda un zio contadino che, bruciato dal sole,  produceva il vino di un tempo, con semplicità e tanta passione.  Natalino é il continuatore di coltivatori di Gioia del Colle da tre generazioni con circa 11 ettari dei quali 60% vitati e il resto tenuti a uliveto per lo più del cultivar Ogliarola: lo storico abbinamento viti/ulivo che ha fatto grande la coltura e la cultura del Mediterraneo. I vitigni che degusto sono il Primitivo salentino, il Negroamaro, l’Aleatico del Salento. Vini semplici da bere giovani, ma tuttavia di un qualche interesse soprattutto se guardiamo il rapporto qualità/prezzo. Natalino non è interessato a marchi e disciplinari, fa un vino biologico (reg.CEE 2092/91) come sa farlo lui: bene e semplicemente, con tecniche tradizionali, senza chimica di sintesi o marchingegni artificiali, tutto a mano e nel rispetto dell’ambiente. La presenza di solfiti é solo in tracce. La degustazione inizia con un Negroamaro in purezza del 2010- 14%, poi un Primitivo ancora del 2010sempre in purezza, 13,5% e quindi un Aleatico 2010 in purezza– 14%. Vini schietti del territorio, dagli odori e sapori da manuale che hanno dato l’ imprinting alla produzione dei vini di queste terre quando  i vini erano sottopagati e sottoconsiderati per andare al taglio di altri  vini italiani ed europei molto più famosi e molto più remunerati. La Malvasia nera Natalino la usa, per ora, solo in uvaggio con Negroamaro per dare il Terra Nova un vino che per rapporto prezzo/qualità (meno di 5€) va sicuramente conosciuto: vino fresco, speziato, di buona struttura. I vitigni, che hanno dai 35 ai 70 anni, vengono utilizzati anche per produrre un Salice Salentino DOC.

Unico neo é stato quello della consegna. Ordinate 24 bottiglie me ne sono arrivate solo dodici con la giustificazione che nel frattempo (tra ordine e consegna) il prezzo del vino era aumentato. E’ proprio vero che nella vita le sorprese non mancano mai!

 

 

Articolo di Paolo Zatta

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