Dal Mare alla Tavola

Domanda: Come facciamo ad essere sicuri del pesce che mangiamo al ristorante?

Risposta: Non lo siamo, a meno che non si conosca il ristoratore di cui ci fidiamo ciecamente sulla base della nostra collaudata esperienza.

Ma non è così per tutti!

sgombri

La Coldiretti  sostiene (Corsera 7.03.2012, p.29), e a mio avviso a ragione, che tre piatti su quattro parlano una lingua straniera dove le “vongole veraci” del Mozambico sono tradotte in “prodotti nostrani”; ed è sempre la Coldiretti che mette in guardia sui rischi per la salute visto che in alcuni prodotti importati ci possono  essere presenze di antibiotici usati e autorizzati in allevamenti ittici di alcuni paesi asiatici.

Purtroppo i pesci dei mari italiani sono sempre più rari e sempre più costosi, complice – anche se non é questa la sola ragione – l’ aumento spaventoso del costo del carburante.


Pertanto, per superare il limite dei ristoranti che conosciamo e di cui ci fidiamo,  occorrere una legge per la tutela del consumatore che stabilisca la tracciabilità dei prodotti del pescato Dal Mare alla Tavola.

In attesa che la legge diventi realtà – conoscendo i tempi tecnici italiani delle preparazioni, delle promulgazioni e delle applicazioni delle leggi ecc.- occorre prendere alcune precauzioni a cominciare dal “guardare il pesce bene negli occhi” – come avviene peraltro in qualche ristorante dove si sceglie il pesce da consumare.

Quando poi si acquista il pesce occorre leggere bene la provenienza del pescato, allevamenti compresi, evitando le svendite a buon mercato, lo sfilettato già pronto e nei menù al ristorante la “grande offerta” , il grande fritto ecc..!

E’ soprattutto nei ristoranti tuttavia che la tracciabilità dovrebbe fare il suo ingresso quanto prima.

Il PANGASIO, così tenero e senza spine che diamo ai nostri bambini anche nelle mense scolastiche,  proviene in buona parte dal delta del Mekong, uno dei posti più inquinati, che ai non esperti, ossia ai più, può essere servito anche per cernia; l’ HALIBUT ATLANTICO può diventare la sogliola,  lo SQUALO SMERIGLIO o “vitello di mare” il pesce spada, il FILETTO DI BROSME diventa merluzzo.

Nel 2011 il pesce fresco importato e le preparazioni a base di pesce hanno avuto un  boom dell’ 11% per un valore di oltre quattro miliardi di €. In Italia i consumi sfiorano il miliardo di kilogrammi. E come si sa l’occasione può fare l’uomo ladro… lo leggiamo quotidianamente sui giornali, per questo servono leggi chiare di facile e immediata applicazione.

Invece di “pescare” nell’esotico perché non prendiamo all’ amo lo stupendo pesce azzurro: buono, nutriente e economico?

Il ristorante di fiducia facciamolo conoscere…ma soprattutto facciamo il passaparola per il furbetto della cucina: ne va della salute e del portafoglio!

Articolo di Paolo Zatta

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